STUDIO SULLE FOTOGRAFIE DI GERMANA STELLA La carne può scrivere? Cosa resta della sua grafia? Cosa va via? A queste, e forse anche ad altre domande, risponde la fotografia di Germana Stella. Dove la carne incide, non è incisa. Il segno sensibile si lancia sullo sfondo bianco, come il segno alfabetico fa sulla pagina. Le figure sono sempre già in opera. Nessun suggeritore. I significati non sostano su alture invisibili: agiscono. Nessun padrone sussurra alla materia cosa fare. La comunicazione si svolge in uno spazio finito, completo, circoscritto. La carne esaurisce in sé il senso: è la realtà tagliata, estratta, accarezzata. La carne è tutto: il corpo solitario, i corpi che si abbracciano, gli sguardi che puntano altrove, i tessuti, i tagli operati sulle forme. Nella fotografia di Germana Stella, non c’è traccia di dualismi desueti: l’essenza non è separata dall’ornamento; la finzione non è posticcia, ma fa parte della composizione; la decorazione è decoro. Così la carne scrive e...