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Visualizzazione dei post da novembre, 2021

LA CARNE SCRIVE

 STUDIO SULLE FOTOGRAFIE DI GERMANA STELLA La carne può scrivere? Cosa resta della sua grafia? Cosa va via? A queste, e forse anche ad altre domande, risponde la fotografia di Germana Stella. Dove la carne incide, non è incisa. Il segno sensibile si lancia sullo sfondo bianco, come il segno alfabetico fa sulla pagina. Le figure sono sempre già in opera. Nessun suggeritore. I significati non sostano su alture invisibili: agiscono. Nessun padrone sussurra alla materia cosa fare. La comunicazione si svolge in uno spazio finito, completo, circoscritto. La carne esaurisce in sé il senso: è la realtà tagliata, estratta, accarezzata. La carne è tutto: il corpo solitario, i corpi che si abbracciano, gli sguardi che puntano altrove, i tessuti, i tagli operati sulle forme. Nella fotografia di Germana Stella, non c’è traccia di dualismi desueti: l’essenza non è separata dall’ornamento; la finzione non è posticcia, ma fa parte della composizione; la decorazione è decoro. Così la carne scrive e...

SANTITA', ANIMALITA' E ARTE INUMANA

 STUDIO SUI DISEGNI DI PAOLA LOVISOLO La "Grande Triade" è formata da Cielo, Uomo e Terra. Questo ternario permea, simbolicamente e non, l'intera tradizione concettuale estremo orientale. Cosa accade se la "Grande Triade" penetra nell'Occidente odierno attraverso le mani e il pensiero di un'artista, di una disegnatrice, di una donna? L'unica certezza di questo trapasso è la fine dell'Uomo. L'arte di Paola Lovisolo può dirsi, infatti, propriamente inumana. L'Uomo della Triade scompare, in molti dei suoi disegni, in favore degli altri due elementi, il Cielo e la Terra. Per rendere il mio studio meno generico e più aderente all'arte di Paola Lovisolo, sostituirò al concetto di "Cielo" quello di Santità e al concetto di "Terra" quello di Animalità. A mio giudizio, in questo passaggio dalla Triade Orientale a questa nuova Diade Occidentale, il Cielo si è trasfigurato nelle aureole, nell'azzurro, nell'iconografia...

L'ARTE OLTRE LO SPAZIO

  STUDIO SU TORUS DI LARA MARTINATO “È ciò che ci permette di distinguere l’una dall’altra più sensazioni identiche e simultanee: è quindi un principio di differenziazione diverso da quello della differenziazione qualitativa, e, di conseguenza, una realtà senza qualità. (...) Dobbiamo quindi dire che conosciamo due realtà d’ordine differente, l’una eterogenea, quella delle qualità sensibili, l’altra omogenea, e cioè lo spazio”. Così Bergson, nel suo  Saggio sui dati immediati della coscienza ,   inveiva contro lo spazio, sede dell’aridità quantitativa, del calcolo posticcio, della morte del vissuto. Lo stesso Einstein fu accusato – con un certo furore riduzionistico –, dal filosofo francese, di connivenza con le «finzioni matematiche». La pluralità dei tempi e l’amalgama spazio-temporale, capisaldi della teoria della relatività, rappresentavano l’ennesima cancellazione della durata qualitativa in favore della spazializzazione mortifera. A parte l’enfasi bergosniana, non è...

LA TOTALITA' DEL SOSPESO

 STUDIO SU ETEREO DI LARA MARTINATO “Ogni anima particolare scendendo nel mondo del divenire vi discende tutta intera; non accade che una parte di essa resti in alto e un’altra discenda” (Proclo, Elementi di Teologia, prop. 211). All’arte, da sempre, attiene una sfida complessa: rappresentare ciò che è apparentemente contraddittorio, incalcolabile, ingiustificabile. Dar conto di ciò che la ragione non riesce a contenere, è questo lo scopo dell’arte. L’arte è il coraggio; la ragione, la paura. “Etereo”, nuovo progetto di Lara Martinato, non fa eccezione. Il titolo fornisce già all’osservante una possibilità di sguardo: etereo è ciò che è, in massima parte, spirituale e, in minima parte, materiale; etereo è ciò che sta ascendendo ma non è ancora asceso definitivamente; etereo è ciò che è sospeso. Com’è possibile rendere figurativo ciò che nega il figurativo stesso? Com’è possibile dare una dimensione a ciò che non è in nessuna dimensione? Com’è possibile, dunque, carpire la sospensio...

SIMBOLO, DIAVOLO E DELICATEZZA

STUDIO SULLE OPERE DI LARA MARTINATO  “ἔγω δὲ φίλημμ’ἀβροσύναν...” “Ma io amo la delicatezza...” (Saffo, fr. 58, 25) Il mio scopo è decifrare una visione. Per farlo, devo domandarmi: “Attraverso quali concetti posso spiegare l’incontro con le opere di Lara Martinato?”. Rispondo così: “Simbolo, diavolo e delicatezza”. Il simbolo è “ciò che unisce”. L’arte di Lara è, in primo luogo, simbolica. L’opera stessa è un simbolo, il risultato di una sintesi. Cos’è, infatti, “Atalanta Fugiens” se non il simbolo di una somma di volti che convergono nel vuoto denso, alto e spirituale dell’oro? Cos’è, infatti, “21” se non il simbolo di un’umanità complessa, costretta nel corpo splendente e smarrito? Cos’è, infatti, “Quinta Combinazione” se non il simbolo di un assemblaggio di figure ombratili, vive di fronte alla luce di una stella fissa? Così, Lara compone. Il diavolo è “ciò che divide”. L’arte di Lara è, in secondo luogo, diabolica. L’opera stessa è un diavolo, il risultato di un’analisi....